Una storia, tante storie al Polyglot Gathering 2016

Leggendo queste righe, da qualunque dispositivo tu lo stia facendo e indipendentemente dal tuo background, ti invito a fare un piccolo esperimento con me.

Immagina per un momento di trovarti in un posto bellissimo per te (Qual è? Pensaci un attimo). È sera. La temperatura è quella perfetta per te. Ci sono delle persone con cui ti piace davvero stare. Magari c’è un fuoco al centro e poi una di queste persone si alza e comincia a dire: “C’era una volta…”

Come ti sentiresti? A trovarti proprio qui ad ascoltare questa storia? Ma quale storia?
O quali storie?

È da diverso tempo che sto approfondendo il tema delle storie, dello storytelling, sperimentando un po’ qui e un po’ là (se mi hai seguito quest’inverno, saprai che ho scritto la storia di Francesca che impara a parlare una lingua usando un metodo particolare; e che sto raccogliendo e mappando diverse storie).

La prima storia che potrei raccontarti potrebbe essere quella di una persona, come te, come me, originaria di una grande città o di un piccolo paesino (magari Tropea, perché no?) che sta cercando ispirazione nel suo percorso di apprendimento e insegnamento delle lingue straniere. Si trova in una situazione di stallo, in realtà sta perdendo un po’ di motivazione, è meno ispirata a continuare a imparare il tedesco, o a decidersi una volta per tutte a parlare lo spagnolo e il francese. Ecco, questa persona si trova in questa situazione quando uno dei suoi cari ex studenti (magari si tratta di Conor Clyne), ormai diventato un amico, gli parla di un evento speciale, a cui partecipano tutte queste persone che amano imparare, parlare e condividere le loro passioni per le lingue e le culture straniere.

Questa persona (dai, chiamiamola Antonio 🙂 ) decide, dopo tante riflessioni, scuse e ripensamenti, di partecipare a questo evento e di condividere con gli altri alcune delle idee che sta sperimentando su di sé e sui suoi studenti (le visualizzazioni guidate e le storie). E si prepara a partire non sapendo che cosa potrà trovare, che cosa dovrà affrontare. Prende l’aereo (magari più di uno) e arriva in una bella città tedesca: Berlino.

Alberto

L’immancabile e simpaticissimo Alberto Arrighini di italianoautomatico.com. Grazie a Dragoș per la foto.

Qui Antonio può scoprire altre storie, come quella di Lydia, che si è resa conto che ognuno ha il suo modo preferito per imparare le lingue e molti di quelli che hanno successo usano un metodo diverso da quello degli altri.

Lydka.jpg

La presentazione di Lydia. Grazie a chi ha scattato la foto.

C’è chi impara velocemente, c’è chi vorrebbe imparare più velocemente, e chi parla di slow learning, come Caeryc e Santiago che hanno parlato in più lingue, riuscendo a coinvolgere anche chi non parla e capisce queste lingue, facendo emozionare anche il giovane (nel cuore e nello spirito 🙂 ) partito alla volta di Berlino. C’è anche chi giovanissimo (Dragoș Luca) riesce a parlare in pubblico in inglese di qualcosa a cui tiene molto, facendo riflettere sulle implicazioni umane del  conoscere più lingue straniere: conoscere la lingua parlata da un popolo diverso dal nostro può aiutarci a capire la sua cultura, magari così diversa dalla nostra, può permetterci di superare le barriere (anche i muri) e i pregiudizi che ognuno di noi può trovare anche dentro di sé.

Antonio-Dragos

Insieme a Dragoș Luca. Grazie a chi ha scattato la foto.

Sono così tante le esperienze, le tecniche, le lingue che sono condivise a questo evento, che ogni partecipante riesce ad arricchirsi nel cuore, nella mente e nello spirito. CONDIVISIONE. Questo è quello che ognuno (anche Antonio) riesce a respirare nell’aria durante questo evento.

Condivisione di pensieri.
Di storie di vita.
Di esperienze.
Di tecniche.
Di risorse.

Per imparare, insegnare, vivere pienamente una o più lingue straniere nel modo più naturale possibile. Ancora una volta, per il secondo anno di fila.

Grazie a Dragoș e alle persone che hanno partecipato alla sua presentazione, Antonio ha potuto scoprire che in alcune culture è una grave offesa toccare la testa delle altre persone, perché si pensa che proprio nella testa risieda l’anima. Grazie a Caeryc e a Santiago si è potuto commuovere ad ascoltare una canzone in russo, pur non capendone le parole: ha poi scoperto che la canzone, cantata originariamente da bambini,  parlava di quell’età di passaggio che è la fine dell’infanzia. Grazie a Lydia si è reso conto ancora di più che ogni persona impara a modo suo, che a volte forse è meglio non insegnare, ma far imparare.

Ed è così che grazie a Conor, agli organizzatori, e a tutti i partecipanti (anche quelli che non sono stati citati in questo articolo) questo giovane uomo ritorna a casa da una bellissima esperienza che gli ha permesso di imparare, crescere, socializzare (lui che si considera un “ambiverso” cioé un incrocio tra introverso ed estroverso, come ha potuto scoprire grazie a Julia Barnickle e ad Alexander Ferguson), divertirsi, aprire la mente, raccontare tante storie (nello specifico la storia del principe spadaccino, la terza parte della storia di Francesca, e altre due storie che non aveva previsto inizialmente di raccontare: l’uomo più felice del mondo e la servitrice brutta; dopotutto la sua presentazione si intitola: Storytelling in Language Learning), fare tante mappe mentali, e chissà quante altre cose di cui ancora non si è reso conto.

Diapositiva1

Guarda le slide della mia presentazione: Storytelling in Language Learning 

AlexanderFerguson

Guarda le mie mappe mentali e i miei appunti visuali: Mind maps created by Antonio Libertino at the Polyglot Gathering 2016

Ed è così che si conclude il suo viaggio. Antonio può ritornare a casa sua, a pochi chilometri dalla sua amata, bella e contraddittoria Tropea, arricchito di esperienze, ispirazione e voglia di fare, pronto a vivere quotidianamente delle esperienze che lo trasformano, sapendo che che dopo averle vissute, magari può riposarsi per un po’ e poi ricominciare tutto daccapo. Adesso sa che a volte bisogna accettare la chiamata e intraprendere un nuovo percorso, sapendo che è sempre bene “rilassarsi e godersi il viaggio!

E la persona che racconta la storia davanti al fuoco, in questa notte stellata, mentre tu sei in compagnia delle tue persone speciali e hai ascoltato rapito le sue storie, dice, parafrasando Steven Moffat, semplicemente questo:

Ricordatevi che in fin dei conti siamo tutti delle storie


Un abbraccio e un caro saluto a tutti da Antonio

P.s: Ecco alcuni video improvvisati al Gathering 2016. Buon divertimento!
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