Una storia per parlare l’inglese magicamente – Epilogo

Era ormai fine dicembre. Il Natale era passato e John era partito. Le onde erano sonoramente in tumulto così come lo era il cuore di Francesca. Non faceva freddo nonostante stesse per arrivare gennaio e con esso il nuovo anno. Lei e Tania stavano passeggiando sul lungo mare nonostante il mare fosse così agitato che potevano respirare la salsedine a pieni polmoni.

Foto da Google

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Se fosse stato facile evitarlo, forse non sarebbe accaduto: Francesca non si sarebbe innamorata di John. Eppure era successo. Il loro rapporto si era trasformato in un dolce amore, nonostante lei fosse sempre stata consapevole del fatto che lui era uno spirito libero, che non si sarebbe trattenuto a lungo in quel posto meraviglioso, ma piccolo come poteva essere Tropea.

Tania era preoccupata per Francesca, cercava di starle accanto, per quanto possibile, dato che riusciva anche lei a percepirne la tristezza. Sapeva che la cosa migliore da fare era semplicemente staread ascoltarla, senza parlare più di tanto, nonostante quello non fosse davvero il suo stile. Erano rimaste in silenzio per un po’ mentre continuavano a camminare, poi Francesca cominciò a parlare.
“Proprio di una persona così mi doveva succedere di innamorarmi? È partito e mi manca un sacco.”
“È normale che ti manchi. Era un tipo speciale” disse Tania senza troppa convinzione, quasi non sapendo cosa dire.
“Ehi… è un tipo speciale. Mica è morto?” reagì Francesca con uno scatto di improvvisa ira. Tania si ammutolì, rendendosi conto del fatto che in quel momento quello poteva essere stato un commento poco felice.
“Sai, Tania, ho davvero imparato molto da questa storia” continuò dopo qualche istante Francesca.
“Cosa hai imparato?”chiese timidamente Tania.
“Be’, all’inizio avevo paura, paura di innamorarmi, paura di gettarmi in una storia impossibile, ma poi mi sono lasciata andare, anche perché ho sempre creduto che chi non ama per paura di soffrire, è come chi non vive per paura di morire. Quando l’ho accompagnato all’aeroporto, mi sono messa a piangere come un’adolescente, e sai cosa ha fatto lui? Mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: ‘Cosa avresti preferito? Non conoscermi per nulla, oppure tutte le cose speciali che che sono successe tra noi?’ Poi, dopo avermi abbracciata, ha cominciato a raccontarmi una storia. Aveva quasi sempre una storia da raccontare. Ah, quanto mi mancheranno le sue storie!”
“Di che parlava questa storia?”
“Te la racconto a parole mie, forse saltando qualcosa qua e là. Il senso è questo.

“C’è un saggio che vive su una montagna in mezzo a due città. Un giorno un uomo di passaggio per trasferirsi nell’altra città si ferma a riposare da lui. Il saggio gli offre qualcosa di buono da mangiare e un bicchiere di buon vino rosso. Poi l’uomo chiede al saggio come siano gli abitanti del paese in cui sta per trasferirsi. Il vecchio, prima di rispondere, chiede al viandante come siano gli abitanti del paese in cui viveva prima. E lui risponde dicendo che sono antipatici, maleducati e scortesi. Allora il vecchio gli risponde che, nonostante sia dispiaciuto nel dirglielo, nel paese in cui sta per trasferirsi l’uomo troverà ancora persone maleducate, scortesi e antipatiche.”

Francesca si fermò per un po, lasciando la possibilità a Tania di intervenire.
“Ma che c’entrava questa storia in quel momento? Come mai pensi che John te l’abbia raccontata?”
“Be’, non ne ho la più pallida idea. Vedi, John parte sempre a parlare di quello che gli viene in mente. A volte è facile capire perché, altre volte bisogna dormirci sopra.” disse Francesca con la voce che si spezzava per le sensazioni che provava in quel momento.

Alcune lacrime rigarono il volto di Francesca. Tania si fermò e ascoltò il silenzio e il pianto dell’amica.

“Non so spiegarti come mi sento. Non lo capisco nemmeno io. So che in questi mesi sono cresciuta molto e non riesco a credere che sia finita…”
“Ehi… Che mi hai detto prima? Non è mica morto! Puoi sempre prendere il primo aereo per Los Angeles!” si arrischiò a dire Tania, ritornando in sé e usando in qualche modo la frase che l’amica aveva usato qualche momento prima.
“È vero. Tutto è possibile…sempre! Anche quando succedono delle cose che sembrano irreparabili, si può ritrovare la forza per rialzarsi” riuscì finalmente a dire Francesca, mentre lei e Tania continuavano a camminare verso il porto.

“Sai Francesca, nel tempo mi sono resa conto che quando ami devi essere pronta a rinunciare all’altro, a saper dire addio senza lasciare che i tuoi sentimenti ostacolino ciò che probabilmente sarà la cosa migliore per la persona che ami. E io sono sicura che tu, dopo che avrai provato tutto quello che è necessario che tu provi adesso: mi riferisco alla tristezza, alle risate improvvise e inappropriate, o a tutto quello che puoi liberamente provare, intraprenderai le azioni giuste per rialzarti, facendo tesoro di tutto quello che hai imparato in questi mesi. Se poi si aprirà una strada che potrà riavvicinarvi, allora sono sicura che tu ci camminerai sopra, se ancora lo vorrai” riuscì a dire Tania, da vera amica.
Sapeva che Francesca aveva bisogno semplicemente di essere ascoltata in quello che poteva essere un periodo strano della sua vita, ma, conoscendola bene, sapeva anche che si sarebbe ripresa molto presto: proprio per questo ogni tanto, le dava qualche piccolo incoraggiamento. Come aveva appena fatto. E Francesca lo capiva.

Grazie, Tania, per questa passeggiata. E per questa chiacchierata. Avevo proprio bisogno di parlare e di camminare.” riuscì a dire prima di abbracciare caldamente l’amica.

Foto da Google

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Intanto erano arrivate al porto. Nonostante fuori da quel posto il mare fosse ancora agitato, al suo interno era sempre in quel modo: calmo e fermo, sicuro e stabile. Anche Francesca sembrava sentirsi più calma adesso.
“So che non si finisce mai di imparare una lingua, ma sai che adesso parlo l’inglese molto meglio di tre mesi fa?” cominciò a dire.
“Ci credo bene. Hai fatto una full immersion nell’inglese americano! E poi hai usato quel libro splendido, no?” disse Tania, capendo che era finalmente il momento di scherzare un po’.
Speak-English-Magically-Front-Cover“Lo hai usato anche tu, no?”
“Sì, e sono migliorata anch’io, anche se mi è mancata un po’ la parte pratica” gettò l’amo Tania, alludendo a qualcosa che Francesca avrebbe potuto capire.
“Ma come? Non hai fatto lo shadowing? Non hai risposto alle domande più velocemente che potevi?” disse Francesca, cominciando a sorridere un po’ adesso.
“Sai a cosa mi riferisco” disse Tania ritrovando se stessa ancora di più. “E se vuoi saperlo ho anche copiato sul mio quadernino alcuni dei viaggi che mi sono piaciuti di più…”
“A proposito, qual è il viaggio che ti è piaciuto di più?”
“Be’, Las Vegas, ovviamente!” disse Tania facendo un ampio gesto con le mani.
“Me lo sarei dovuta aspettare!” disse, riuscendo finalmente a ridere Francesca, poi continuò.
“A me sono piaciuti moltissimo i viaggi a Phoenix e a Sedona.”
“Be’, anch’io me lo sarei dovuto aspettare!” ribatté prontamente Tania.
E si misero a ridere entrambe di una risata che segnò nettamente il passaggio da uno stato d’animo all’altro.

Parlarono della voglia di vedere quei posti dal vivo e della possibilità di partire – Perché no?
“Hai già scritto una recensione per il libro?” chiese curiosa Tania.
“Non ancora, ma lo farò di sicuro appena mi verrà la giusta ispirazione” confermò Francesca prima di porre un’altra domanda che le stava a cuore.
“Ma secondo te, cosa mi avrà voluto dire con quella storia?”
“Ti ricordo che non mi hai ancora raccontato come è andata a finire.”
“Ah, certo, scusa. Ecco.

“Dopo alcuni giorni un altro abitante dello stesso paese attraversa la montagna e si ferma dal saggio. Anche stavolta il saggio gli offre qualcosa da mangiare e un bicchiere di buon vino. Poi il viandante gli chiede come siano gli abitanti del paese nel quale vuole andare a trasferirsi. Prima di rispondere il vecchio gli chiede come siano gli abitanti del paese che sta lasciando. E il viandante risponde: ‘Simpatici, buoni, generosi e gentili. Mi piace molto viverci, ma ho trovato un lavoro migliore e devo proprio andare via.’ Il saggio sorride e dice che nel paese in cui il viandante si sta trasferendo troverà tanti amici e persone buone, generose, e gentili. Stesso paese due diverse risposte. Fine della storia. Cosa mi avrà voluto dire?” concluse Francesca.
“Quando il cameriere ti porta qualcosa da mangiare, te lo porta e basta, non lo mangia per te, no?” ribatté enigmaticamente Tania.
“Sì, lo so che ognuno può dare un’interpretazione diversa ad ogni storia che ascolta, ma vorrei sapere cosa ne pensi tu” chiese Francesca.
“‘Ovunque tu vada ci sei già’ è la frase che mi risuonava mentre ascoltavo la storia. Non dico altro. E tu cosa pensi?”

Francesca sorrise semplicemente, sapendo che davanti a sé aveva un mare dal quale prendere giorno dopo giorno quelle possibilità che le avrebbero permesso di crescere continuamente: ora anche lei era proprio consapevole del fatto che avrebbe potuto davvero ottenere qualsiasi cosa nella sua vita momento dopo momento, se avesse avuto il coraggio di sognarlo, l’intelligenza di fare un progetto realistico, e la volontà di mettere in pratica quel progetto fino in fondo. Certo, forse avrebbe avuto bisogno di ancora un po’ di tempo per metabolizzare quello che era successo (o stava succedendo?) con John e con l’inglese, ma quella sera riuscì ad addormentarsi più serenamente delle ultime sere, sapendo che comunque sarebbe andata, quei mesi trascorsi con John e con l’inglese, sarebbero stati per sempre un suo piccolo tesoro da custodire. E l’avrebbe portato per sempre con sé. Ne era davvero valsa la pena.

Fine?

Francesca Salutacolor

 

 

Fine. Quella parola di 4 lettere che può lasciare la persona che la legge in stati d’animo diversi. Soddisfazione, insoddisfazione, voglia di averne ancora, gioia o tutt’altro. Qualunque sia il tuo stato d’animo, ti ringrazio di cuore per avermi letto fin qui. In particolare ringrazio chi ha reso possibile lo sviluppo di questa idea: chi ha pubblicato quella famosa foto in cui si parlava del libro, chi me l’ha segnalata e chi, attraverso ricordi, esperienze, è stato “romanzato” in questa storia di circa 16.000 parole che presto diventeranno praticamente il doppio:-) Come? Lo scoprirai presto!

Un caro saluto e un abbraccio da

Antonio

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