Una storia per parlare l’inglese magicamente – 9

Francesca non riusciva a credere di aver detto quello che aveva detto. A volte è strano come la mente parta in strane associazioni per riattivare delle idee, dei pensieri, che possono servire a far crescere noi e quelli che ci stanno intorno. Era con queste riflessioni che si ritrovava davanti allo specchio di casa sua a prepararsi per la notte.

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Foto di Milly

La cena era stata davvero piacevole. Alla fine avevano deciso di andare a casa di Massimo, e a cucinare erano stati lui e Stefano. John si era limitato a indossare un grembiulino e a dare il suo contributo nella pulizia delle cozze. La cosa veramente sorprendente per lei era che erano stati degli uomini a preparare quella che considerava una delle migliori impepate di cozze mai assaporate in vita sua. Francesca e Tania erano rimaste piacevolmente sorprese da quella bontà. Loro non avevano fatto niente, a parte “preparare” uno squisito gelato di fine cena… comprandolo in gelateria. Ma l’impepata e il gelato non erano le sole cose che avevano assaporato quella sera. A parte il tortino di patate e tonno, che proprio si scioglieva in bocca, e il buon vino ad accompagnare il tutto, quello di cui si erano nutriti tutti e cinque era anche cibo per la mente.

Si erano infatti messi a parlare dei propri sogni e di quello che avrebbero voluto e potuto realizzare nella loro vita. Si erano create due fazioni. C’era da una parte chi credeva che non si potesse vivere dei propri sogni, perché alla fine bisognava pur mettere qualcosa da mangiare in tavola e la vita presentava sempre il conto: bisognava far fronte alle proprie responsabilità, magari svolgendo un lavoro che proprio non piaceva. Dall’altra c’era invece chi diceva che se fai una cosa con passione e ti impegni giorno dopo giorno alla fine anche i soldi arrivano. Stranamente Stefano, che negli ultimi tempi aveva dato prova di essere in grado di realizzare e imparare tutto – e quei prelibati piatti erano solo una piccola prova di tutto quello che era in grado di fare – era dalla parte di chi era più realista.

“Una pia illusione. Ecco in cosa crede chi pensa di poter fare il lavoro dei propri sogni!” aveva detto Stefano risoluto. Anche Massimo, nonostante la vitalità e la voglia di scherzare, sempre presenti, era del suo stesso parere.

Tania e John invece si erano davvero infervorati a cavalcare il loro cavallo di battaglia: “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.

E Francesca? Cosa pensava? Era rimasta un po’ in disparte nell’accesa discussione, come se stesse elaborando quello che stava ascoltando. Poi aveva cominciato a parlare.
“Come al solito sta a me far pendere l’ago della bilancia, vero?”
“Proprio così, Francesca, pendiamo dalle tue labbra. Chi ha ragione?” disse John curioso di conoscere i pensieri della sua compagna di tandem.

“Sapete come la penso io? La verità non sta mai tutta da un lato o dall’altro. Non è mai tutto bianco o tutto nero. Ci sono così tante sfumature in ogni ragionamento che possiamo fare che non posso dirvi chi ha ragione e chi ha torto. Non voglio chiedervi, come altri potrebbero fare, se il bicchiere che vedete davanti a voi sia mezzo pieno o mezzo vuoto. Infatti adesso forse vi stupirò con la mia perla di saggezza. Fate attenzione a quello che sto per dirvi, perché forse non sarò in grado di ripeterlo…” fece una pausa significativa, mentre gli altri erano sempre più incuriositi da quanto lei stesse per dire. Cosa avrebbe potuto mai dire per farli spostare un po’ dalle loro rigide posizioni?

Il giusto e lo sbagliato dipendono dalle situazioni. Nella situazione appropriata niente è sbagliato. Senza l’appropriata situazione, niente è giusto. Quel che è giusto in un caso non è giusto in un altro. Quel che è sbagliato in un caso non è sbagliato in un altro” disse Francesca con una sicurezza di cui si era stupita anche lei stessa.

“Così è facile, però… Vuoi dire che qualunque cosa tu faccia potresti fare bene o fare male, a seconda della situazione, vero?” chiese Stefano facendo una faccia che nemmeno uno scettico del CICAP avrebbe saputo fare meglio.

“Se ci pensi un po’ Stefano, è proprio così. Quando qualche giorno fa ho cominciato a praticare regolarmente con la lingua inglese, non potevo sapere se quello che stavo facendo fosse giusto per me. A dire il vero non lo so ancora. Ma a volte possiamo scoprire solo dopo se abbiamo fatto bene o male. Oggi, per esempio, mi sono messa a fare una cosa che non credevo avrei mai fatto…” Francesca era stata interrotta da Tania che volle aggiungere qualcosa di suo.

“Ma che ci avete messo nel vino? Le pillole della saggezza?” aveva scherzato prima di aggiungere la sua…
“Sapete che mi avete fatto tornare in mente una cosa?” aveva domandato retoricamente, senza aspettare che gli altri continuassero, dato che adesso erano anche curiosi di scoprire cosa avesse fatto Francesca quel giorno per migliorare il suo inglese.
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. Ognuno vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazione. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno ‘schizzo’ è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo solo di qualche cosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, una abbozzo senza quadro.” disse in modo terribilmente coinvolgente Tania, tanto da lasciare spiazzati gli altri.

“Lo so, sembro un libro stampato, e se vi chiedete se sia mio questo pensiero, la risposta è no. Non lo è. Si tratta di uno dei tanti brani che ho annotato da un libro di Milan Kundera. Questo brano che vi ho citato è appeso nella mia camera e me ne sono ricordata non appena Francesca ha cominciato a parlare. Ormai lo conosco a memoria!” aveva detto orgogliosamente Tania.

“Credo davvero di doverci dormire su, per fare mie queste perle di saggezza… Comunque mi sa proprio che non vi abbiamo dato del vino, ma un elisir di saggezza” aveva detto Stefano mentre tutti si mettevano a ridere.

Dopo essersi fatto spiegare alcune parole che forse non aveva capito nelle frasi di Tania, John era curioso di sapere cosa avesse fatto Francesca con il suo inglese quel giorno. E lei era stata felice di accontentarlo.
“Oggi mi sono messa fare una cosa che si chiama shadowing.” aveva detto Francesca.

“Mi dà l’idea di qualcosa di tenebroso”, era intervenuto Massimo… “Non ti sarai mica avventurata nel lato oscuro della forza per migliorare il tuo inglese? Cos’è questo shadowing?”
“Si tratta di ripetere a voce alta, mentre lo si ascolta e più contemporaneamente che si può, il testo della lezione d’inglese… Ho sempre creduto che ripetere a pappagallo qualcosa fosse qualcosa di sbagliato, ma evidentemente mi sbagliavo… Forse è anche per questa ragione che me ne sono venuta fuori con quel pensiero sul giusto e sullo sbagliato. Chissà.” aveva pensato a voce alta.

“Da quel che ho potuto scoprire poi, lo shadowing è fondamentale per acquisire un buon accento, oltre che per allenare la mia lingua e la mia mente a parlare l’inglese sempre meglio. Ho persino trovato un video in cui l’autore del libro che sto usando ne parla dicendo anche che si può fare in tre modi diversi” aveva spiegato Francesca interrompendosi sul più bello.


“E quali sarebbero?” aveva chiesto Massimo, ora incuriosito anche lui dall’argomento.
“Be’, gli altri due non mi sono ancora del tutto chiari. Io per ora ho messo in pratica quello più facile. Ho fatto partire l’audio e ho letto a voce alta il testo mentre lo ascoltavo. Credo che per lanciarmi con gli altri due modi di farlo abbia bisogno di un altro po’ di pratica.” confessò Francesca.
“Perché non ne parliamo domani al nostro secondo incontro di tandem? Ti va di andare al mare insieme?” le aveva chiesto John alzando leggermente il sopracciglio destro nel farlo.
“Già, perché no?” aveva risposto Francesca, sorridendo con un’inaspettata complicità.
La serata si era conclusa tra risate, scherzi e una bella foto in cui Massimo tagliava l’anguria mentre tutti erano appoggiati a lui senza fare un bel niente, a parte posare per una bella foto scattata con l’autoscatto. “Eh sì, uno lavora e 4 non fanno nulla” aveva detto scherzando.

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“Disegnino” mio (29/12/2015)

Francesca rideva ancora ripensandoci mentre finiva di struccarsi e rifletteva su quanto di buono aveva mangiato in quella bella serata tra amici, non solo con la bocca, ma anche con la mente. Eh sì, avevano mangiato anche del buon cibo per la mente, pensava. Ed ora era a letto, sorridente. Si sentiva come se quel suo praticare l’inglese giorno dopo giorno avesse piantato un seme nella sua mente e lei se ne stava prendendo cura. Si disse un’affermazione positiva e si addormentò piacevolmente in un sonno piacevole e profondo, accompagnata da sogni che le avrebbero permesso di integrare quello che aveva imparato in quell’altra lunga giornata.

Cosa succederà domani?

Continua? Dipende solo da te! 🙂

Oggi mentre scrivevo mi è tornato in mente un libro che ho letto più o meno tanti anni fa… Non mi ricordo molto di quel libro, ma il brano di Kundera citato dalla Tania di fantasia della storia, quello sì che lo ricordo. Ringrazio tanto Maria per avermelo prestato in un momento in cui avevo davvero bisogno di leggerlo. Un altro brano che mi è tornato in mente è quello del giusto e dello sbagliato di cui parla Francesca: è di Nick Hindley e l’ho letto nella raccolta di storie di Nick Owen (Le parole portano lontano).

E a te? Come sta andando con il corso? Ti va di condividere le tue idee, impressioni nella pagina delle recensioni di Amazon? Fammi sapere cosa pensi del corso!

Un abbraccio da Antonio

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2 risposte a Una storia per parlare l’inglese magicamente – 9

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