Una storia per parlare l’inglese magicamente-8

Francesca era stata davvero brava. Erano infatti passati otto giorni da quando aveva comprato quel libro che le stava facendo sperimentare quel modo tutto nuovo per raggiungere il suo obiettivo di parlare l’inglese sempre meglio. Aveva seguito molti dei passi spiegati nella sezione “How to use this course” e, ancora più importante , era stata costante. Aveva preso quell’impegno, pubblicando quella frase su Facebook e stava tenendo fede alle sue parole.facebook2

Tutto questo mentre la sua vita andava avanti, tra lavoro, uscite e nuove conoscenze. Eh sì, perché, manco a farlo apposta aveva anche conosciuto John e ci era persino uscita il giorno prima per fare la sua prima esperienza di tandem. E le era davvero piaciuta, come esperienza. Adesso era tentata di saltare qualche passo di quelli suggeriti, così, per arrivare prima alla fine del corso, ma poi si ricordò di un aforisma che aveva letto diverso tempo prima:

“Non importa se vai avanti piano, l’importante è che non ti fermi”

Confucio

Per completare il lavoro sulla prima lezione, le mancavano ancora alcuni passi. Stava facendo mente locale, ripensando alle cose che aveva già fatto con quella prima lezione. Mentre lo faceva ripensava anche a tutto ciò di cui, per una serie fortunata di coincidenze, aveva fatto esperienza. Com’era possibile che le fossero successe tutte quelle cose in quel breve periodo di tempo? Quando aveva ascoltato per la prima volta l’audio bilingue era nella sua spiaggia preferita a godersi il mare e il sole della sua amata Tropea. Quando invece aveva letto e ascoltato il testo contemporaneamente aveva ricevuto quella telefonata di Massimo con quella proposta “indecente” di fare un tandem con suo cugino John. Che tipo quel John, ripensò. Il giorno in cui al Tropea Blues aveva persino scoperto che era anche un bravo cantante, aveva ascoltato per la prima volta l’audio solo in inglese di quella lezione del corso e aveva capito tutto… con sua grande soddisfazione, così come era riuscita a seguire le parole della canzone cantata da John. La sera in cui aveva mangiato un panino con la sua combriccola di amici l’aveva conosciuto e aveva cominciato a parlarci in inglese: era anche il giorno in cui aveva scritto le sue prime travel notes. Solo il giorno prima, invece, aveva fatto la sua prima esperienza di tandem e aveva anche ascoltato e risposto  alle questions alla fine della lezione.

Cosa poteva fare ancora per assorbire ad un livello profondo l’inglese trasmesso da quella lezione? Tra i vari passi mancanti, ce n’era uno che proprio temeva… quello di creare la sua mappa mentale. Cosa la disturbava in quel passo? Ci pensò su e si ricordo del corso di disegno che aveva abbandonato e che Tania non smetteva mai di ricordarle. Perché lo aveva abbandonato poi? A quei tempi si era detta che non aveva tempo per seguirlo; del resto chi era lei per credere di essere in grado di disegnare? E che disegni invece facevano gli altri! Ripensandoci, si rendeva conto che forse quelle erano semplicemente delle scuse, scuse che lei si diceva solo per giustificare il suo repentino abbandono del corso. Perché aveva poi così tanta paura di disegnare? Dopotutto quando era bambina ogni volta che disegnava qualcosa, che fosse una casetta o un elefante mangiato da un boa, ne era veramente orgogliosa. Non riusciva proprio a ricordarsi del motivo per cui era “bloccata”. Ma era poi così importante conoscerne il motivo? Si ricordò però che nello scrivere le sue travel notes, aveva abbozzato qualche scarabocchio che poteva persino essere considerato un disegno. Forse era l’occasione per superare anche quell’ostacolo che le si poneva davanti e ritornare ad essere orgogliosa dei suoi disegni. Se c’era una persona che l’avrebbe potuta aiutare, quella era Tania. Lei che lo aveva finito quel dannato corso di disegno. Decise di chiamarla.

“Allora, com’è andato il tuo tandem?” Fu la primissima domanda di Tania, curiosissima di sapere qualcosa di più su quell’incontro.

“Vieni a prendere un caffè da me, ti va? Vorrei parlarti anche di quello.”

“Sì, dai, anch’io ti devo dire qualcosa che faremo insieme domani sera” disse senza ammettere repliche Tania, chiudendo la conversazione con un semplice:

“A più tardi, allora!”

Mentre la macchinetta era già sul fuoco, Tania aveva cominciato a interrogare Francesca…
“Allora, che tipo è ‘sto John? Ti piace?”
“Mi piace…” disse Francesca lasciando in sospeso la frase.
“E’ un ma quello che viene dopo?” chiese Tania come se stesse leggendo un libro aperto.
“Ma come cavolo fai? A leggermi nella mente, intendo.” pensò a voce alta Francesca.

“Te lo spiegherò un giorno, magari, ma dimmi dimmi.”
“Magari è meglio che ne parliamo dopo, che ne dici? Anche perché vorrei chiederti: come posso fare una mappa mentale io che non so disegnare?”
“Come fai a essere sicura di non saper disegnare?” chiese subito Tania.
“Be’, ti ricordi il corso, no? A ripensarci bene, l’ho abbandonato perché i vostri disegni erano così belli rispetto ai miei… Sai come sono io, no? Spesso prendo a metro gli altri.” confessò Francesca cercando di distogliere lo sguardo da Tania.
“Eh, sì, spesso prendevi a metro gli altri, però, lascia che ti dica una cosa in cui credo fermamente. Sai perché gli altri stanno meglio e fanno meglio? Forse perché gli altri non guardano gli altri se non per imparare da loro. Il fatto che tu ne stia parlando comunque ti rende onore, perché ci vuole coraggio a riconoscere i propri punti deboli. E una volta riconosciuti sai cosa si può fare?” concluse Tania la sua perla di saggezza in modo interrogativo.
Agire?” rispose timidamente Francesca, rimanendo stupita dalle parole così profonde che erano uscite da quella biondona che era la sua migliore amica.
“Proprio così! Eppoi c’è una cosa che dimentichi. Per fare una mappa mentale non c’è bisogno che tu sia Leonardo da Vinci. I disegni che metti in una mappa sono solo dei simboli che ti aiutano a fissare nella mente un concetto. E devono piacere solo a te! Comunque, mentre parlo mi è tornato in mente cosa ci ha fatto fare l’insegnante proprio all’inizio del corso. Possiiiible che non ti ricordi di averlo fatto anche tu?” chiese Tania, accentuando proprio quella parola:”possibile”.
“Cosa?”
“Lui l’ha presentato come se fosse un gioco, perciò lo possiamo fare anche noi allo stesso modo. E dato che stiamo parlando di disegnare, ti chiedo:
C’è qualcosa, magari un ostacolo, che ti può impedire di disegnare?”
Ho paura di sbagliare e ho paura che i miei disegni non piacciano.” confessò nuovamente Francesca.
“Be’, puoi scrivere questa frase? Scrivila come te la detto io: ‘Finora avevo paura di di sbagliare e avevo paura che i miei disegni non piacessero'”
Francesca sapeva che quando Tania si metteva in testa qualcosa era meglio fare come diceva lei, perciò seguì alla lettera quell’ordine perentorio e scrisse quella frase.
“Bene, adesso, aggiungi un grande ‘MA’ e rispondi a questo: quale piccola azione puoi fare oggi per superare costruttivamente questa tua paura?” chiese ancora Tania.

“Be’ potrei lasciarmi andare e fare la mia prima mappa mentale già oggi stesso” disse Francesca leggermente più distesa.
“E’ davvero un’ottima idea… Scrivi la frase che mi hai detto, ma evita il condizionale, per favore!” disse Tania alzando amichevolmente la voce.
Posso lasciarmi andare e fare la mia prima mappa mentale oggi” scrisse Francesca.
“Bene, ora ho una proposta da farti. Io oggi vorrei ascoltare per la prima volta l’audio solo in inglese, ma sarò felice di ascoltarlo insieme a te, mentre tu ti dai da fare a creare la tua prima mappa mentale. Sai come si fa, no? Al centro del foglio bianco orientato in modo orizzontale crei qualcosa che ti ricordi la lezione: il tuo punto di partenza. Poi da lì fai partire i rami: ad ogni ramo puoi inserire una parola e un disegnino che ti aiuti a fissare le idee collegate a quello che hai ascoltato… Questo in teoria, in pratica tu adesso puoi sbizzarrirti, mentre ascoltiamo l’audio. Eccoti un foglio di carta e le penne colorate. Divertiti!”

E schiacciò play senza aspettare una risposta da Francesca. Così l’audio partì e mentre Tania si rilassava piacevolmente ad occhi chiusi, ascoltando e capendo l’audio in inglese, Francesca prese le penne colorate e cominciò a creare la sua immagine centrale.

tania-francesca-speak-english-magically.jpg

Si lasciò andare veramente perché sul foglio spuntarono due testpalloncinoe, una con i capelli biondi, l’altra riccia e castana. “Mmmh…Niente male”, pensò…

Completò l’immagine centrale scrivendo il titolo del corso. Mentre la voce rilassante andava avanti, si trovò a disegnare un palloncino giallo, scrivendoci dentro “relaxing voice”.
Mentre disegnava e scriveva, le saltò in mente il suo rapporto con Tania e scrisse proprio quella parola in inglese: “Empathy”. Ripensando alle opportunità che le apriva l’inglese, disegnò un mondo. Rifletté su quello che significava per lei imparare semplicemente, alle risate, ai sorrisi e al divertimento che stava avendo in quei giorni e si sentiva veramente bene nel colorare e disegnare.

mondo

L’audio era finito, Tania aveva aperto gli occhi, fresca e riposata come se fosse stata (anche lei) in un centro benessere. Francesca, emozionatissima come una bambina che ha appena ricevuto un bacino dal suo papà, le mostrava orgogliosa la sua prima mappa mentale.

Mappa-Mentale-Tania

“Wow! Ma tu non eri quella che non sapeva disegnare? Quella sono proprio io! Sono veramente bella, vero?” disse scherzando Tania.

“Lo sei! E lo sono anch’io, come puoi vedere!” replicò Francesca cominciando a ridere. Entrambe si misero a ridere di gusto.

A Tania piacque quella mappa mentale. Sapeva che tecnicamente Francesca aveva peccato in qualcosa: avrebbe dovuto mettere una sola parola e un simbolo su ogni ramo, ma chi se ne fregava, era l’interpretazione personale di Francesca e le piaceva davvero, perciò mise a tacere la sua parte critica e continuò a ridere di gusto.

“Grazie, Tania! Davvero, grazie di cuore per tutto quello che stai facendo per me!” disse con gli occhi lucidi Francesca.
Tania accettò quelle parole con gioia e capì che quello poteva essere il momento giusto per sferrare il suo amichevole attacco.
“Sì, vabbe’. Però ora dimmi di John. C’è possibilità che scappi via con lui in America a Natale?”
“Dai, Tania! Che dici? Ci siamo appena conosciuti, sarebbe da matti fare una cosa del genere, però…”
“Però?”
“Be’, devo ammetterlo, John mi piace molto, ma…”
“Ma cosa?”
“Non lo so ancora… devo conoscerlo meglio. Piuttosto, tu cosa volevi dirmi? Cosa dobbiamo fare domani sera insieme?”
“Be’, che puoi conoscerlo meglio a cena a casa di Stefano o di Massimo  domani sera: ci sarà anche lui. E ci sarai anche tu, vero?” disse Tania con il suo solito sguardo da furbacchiona.
“E come posso dirti di no?” disse sorridendo Francesca.

Anche quella giornata volgeva al termine e Francesca era felice di aver riportato a casa la sua prima mappa mentale. Che bella che era! Eppure doveva crederci: l’aveva fatta proprio lei! Si addormentò sorridendo, ripensando piacevolmente alla giornata, alle sue scoperte, a quei passi ulteriori che la stavano avvicinando al suo obiettivo di parlare l’inglese sempre meglio. Ed era felice, sapendo che durante la notte una parte di lei, mentre avrebbe dormito profondamente e sognato piacevolmente, avrebbe integrato tutto quello che aveva imparato quel giorno.
Cosa succederà domani?

Continua? Dipende sempre da te!

In questo episodio Francesca ha fatto la sua prima mappa mentale. In realtà, devo dirti che la mappa mentale che trovi in questa pagina è stata fatta da Tania, quella del mondo reale, che gentilmente mi ha offerto questa sua interpretazione del corso che sta seguendo anche lei. E tu? Hai già fatto la tua prima mappa mentale? Se ti va di condividerla con me, potrei anche pubblicarla su questa pagina, dove tra l’altro trovi tante informazioni sulle mappe mentali. Grazie mille!

Antonio

P.s.: Ti segnalo che il corso sta avendo le sue prime recensioni. Alcune sono già su amazon. Sei d’accordo con quanto hanno scritto Luigi e Massimo? Perché non mi aiuti e scrivi anche tu la tua piccola recensione? Aiutami anche tu a far conoscere il corso! Grazie di cuore e…

Buone feste!

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