Una storia per parlare l’inglese magicamente – 6

Informazioni Anteprima eBook – Audio Video Meligrana Editore

Con il codice ISBN 9788868152864, puoi ordinare il libro cartaceo anche presso qualsiasi libreria italiana.

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Francesca era rimasta a chiacchierare piacevolmente in inglese per almeno dieci minuti prima di accorgersi di quello che era successo.

“Andiamo a mangiare un panino” le aveva detto Tania, con cui ormai trascorreva un giorno sì e pure l’altro. Si erano viste in piazza Cannone al tramonto e lì avevano potuto ammirare il sole che, dopo aver riscaldato un’altra giornata settembrina, spariva all’orizzonte, tuffandosi nel mare e lasciando al suo posto i magici colori dell’imbrunire. Anche loro si erano fermate ad ammirare quello spettacolo che ogni sera in molti cercavano – forse invano – di immortalare in una foto, a volte dimenticando persino di goderselo per quello che era: un momento da vivere pienamente in silenzio, con tutte le belle sensazioni che la vista di un tramonto magico come quello poteva dare.

tramonto-tropea

Foto di S. S.

Dopo una bella passeggiata nel centro storico, erano andate alla paninoteca Fame da Lupi. L’ambiente era piccolo ma accogliente, con una piacevole musica di sottofondo. Appena entrate, una voce familiare aveva richiamato la loro attenzione. “Che fate lì? Sedetevi con noi!” aveva detto Stefano, un altro loro caro amico. Stefano era un frequentatore abituale di quel locale ed era conosciuto anche in giro per il mondo per essere in grado di mangiare addirittura due pizze in una sola serata pur rimanendo in forma. Francesca lo conosceva da così tanto tempo che nemmeno si ricordava precisamente di quando questo era avvenuto. Forse erano i tempi in cui d’estate i giovani amavano ancora incontrarsi alla fine del corso. Era il luogo in cui casualmente si era formato un gruppo di ragazzi che si riunivano tutte le sere d’estate, per chiacchierare, scherzare, ridere e vivere quell’età tanto gioiosa quanto imprevedibile che era l’adolescenza. A Francesca piaceva la tenacia con cui Stefano perseguiva le sue passioni. Nel giro di poco tempo era riuscito a diventare sempre più bravo in diversi campi: la cucina, la fotografia, l’inglese, il giardinaggio, solo per nominarne alcuni. Avrebbe dovuto chiedergli come faceva.

“Con noi chi?” Francesca non aveva fatto in tempo a pensare  che Tania si era già seduta al tavolo con Stefano, Massimo e John, suo cugino.
Ci avrebbe parlato finalmente, ma come? In Italiano o in inglese? Stava per ripensare a quando qualche giorno prima era andata nel pallone e aveva fatto scena muta, quando John interruppe il suo treno di pensieri.
“I think I have already met you! ” disse con un sorriso sincero John.
“Yes, that’s true! Sorry for the other day, I just went blank! Anyway, congratulations! I enjoyed your concert yesterday!” disse Francesca in inglese. Stava parlando in inglese, ma non fece in tempo a rendersene conto che John continuò.
“I am happy you enjoyed it. And don’t worry about the other day! Non c’è problema. Succede anche mi con l’italiano. Massimo ha detto me che tu vuoi parlare l’inglese. Io voglio parlare italiano. Possiamo praticare insieme?” disse John passando facilmente dall’inglese all’italiano. Francesca a quel punto era in ballo e decise di ballare.
“Mmmmhhh… Perché non mi hai parlato in italiano l’altro giorno quando mi hai chiesto informazioni su Tropea?”
“Forse per la stessa ragione perché tu non hai risposto alla mia domanda” replicò John con sicurezza stavolta.
“Touché. Dici che succede anche a te con l’italiano, ma stai parlando e, anche se c’è qualche errorino qua e là, riesci a farti capire molto bene.” continuò Francesca.
“Una delle cose più importanti da capire quando si impara una lingua è che bisogna parlarla, dimenticandoci delle figuracce che possiamo fare.” intervenne Massimo introducendo velatamente un altro argomento.
“Si, ma come?” fece Tania.

Stefano, che fino a quel punto era rimasto in silenzio ad ascoltare attentamente disse la sua:”Non so se ve ne siete resi conto tutti e due, ma quello che state facendo è grandioso. Avete parlato un po’ in inglese e un po’ in italiano. Con questo avete dimostrato che una lingua non la si può imparare solo con le regole. La si impara vivendola e usandola.”
“Dai John, racconta un po’ cosa hai combinato tu con quella parola” aggiunse Stefano ridendo, dando corda a Massimo.
“Sentite cosa ha combinato questo mio cugino! Immaginate questa situazione. John viene a salutarvi e poi vi dice “Scusate, devo… “; continuò subito Massimo lasciando la frase a metà.
“Scopare”, la completò John arrossendo non poco.

Poi si era messo a ridere, spiegando che gli era successo di voler dire “scappare” pronunciandolo come se fosse “scopare”. Da quel tavolo si sentirono delle risate così fragorose da coprire la musica.
“Quando finalmente Massimo me ha fatto notare l’errore, ho detto semplicemente ‘Oh, Cavolo!’ Ecco perché tutti me guardavano in modo strano quando io diceva quella parola. Ora l’ho capito!” E ancora a ridere tutti insieme.

A questo punto Francesca era curiosa e chiese qualcosa di più sul tandem. John era disponibilissimo e tra una battuta e l’altra, un sorso di buona birra e un un ottimo panino, aveva spiegato un po’ in italiano un po’ in inglese le regole di base del tandem. Si sarebbero incontrati un paio di volte a settimana, magari anche l’indomani, per un’oretta circa. Per mezz’ora avrebbero parlato solo in inglese, per l’altra mezz’ora solo in italiano in modo informale oppure raccontandosi una piccola storia. Si sarebbero fatti delle domande, e si sarebbero semplicemente goduti quell’esperienza. Un’altra cosa che avrebbero potuto fare insieme sarebbe stata quella di correggere dei piccoli testi scritti, come quello che Francesca aveva scritto quel giorno.

Infatti proprio quel pomeriggio Francesca aveva scritto una paginetta delle sue prime personalissime travel notes e magari – pensava – John avrebbe potuto darci un’occhiata e verificare quello che aveva scritto. Dopo aver letto e ascoltato le istruzioni sul libro aveva semplicemente lasciato scorrere la penna sul foglio bianco e sul foglio si erano materializzati quei disegnini e quelle parole.

[Fai anche tu le tue travel notes. Ascolta le istruzioni nel podcast e lascia scorrere la penna sul foglio.

spreaker-speak-english-magically.png

Dopo averle scritte,  dai anche tu una sbirciatina alle travel notes di Francesca.

travel-notes-francesca

 

Che ne pensi?]

Stavano parlando in inglese da almeno dieci minuti quando si accorsero che erano solo loro due al tavolo. Gli altri erano spariti: li avevano lasciati da soli! Francesca e John li avevano trovati fuori a chiacchierare e a ridere come amavano fare ogni volta che si vedevano, magari rievocando qualche episodio del passato, parlando del presente o semplicemente del più o del meno.

Era deciso: John e Francesca si sarebbero visti l’indomani per cominciare il loro tandem. Lo avrebbero fatto almeno fino a Natale, periodo in cui John avrebbe fatto ritorno negli Stati Uniti. Ma era ancora presto per pensare a quel momento.

Adesso Francesca era a casa a ripensare a quella giornata e a quella bella serata in compagnia. Di giorno aveva scritto qualcosa e di sera aveva parlato in inglese: era felice di aver fatto degli altri importanti passi verso il suo obiettivo di parlare l’inglese sempre meglio giorno dopo giorno. Si disse proprio quella affermazione positiva (I speak English better and better day after day) e si mise a dormire mentre sorrideva ripensando a tutte le belle cose che le stavano succedendo, preparandosi ad una bella notte di sonno profondo e sogni che le avrebbero permesso di integrare tutto quello di cui aveva fatto esperienza quel giorno.

Continua? Dipende sempre da te:-)

Anche oggi ti ho presentato un altro aspetto del corso Speak English Magically, accompagnato da un altro piccolo pezzo delle avventure di Francesca. Spero che tu ti stia divertendo a leggerle. Ricorda che ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale:-), come sanno i miei amici. Ringraziandoti per aver letto fino in fondo, ti ricordo che puoi rilassarti e goderti il viaggio; perciò: passaparola!

Antonio

P.s.: Un ringraziamento speciale a chi ha capito che fare errori può essere anche un modo memorabile per imparare qualcosa, come gli autori del video che ho incorporato in questa pagina e a cui mi sono evidentemente ispirato per la figuraccia fatta da John.

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