Una storia per parlare l’inglese magicamente-1

Dopo quell’ennesima delusione Francesca si era quasi arresa. Erano anni che studiava l’inglese, ma nonostante questo, quando quel turista americano carino e simpatico le aveva chiesto qualche informazione su Tropea (“Hello! Can you tell me something about Tropea?”), aveva fatto scena muta ed era arrossita; quel che è peggio è che non era nemmeno sicura di aver capito cosa le avesse chiesto. Era entrata nel pallone. Proprio non riusciva a sentirsi rilassata quando voleva parlare quella lingua. “Come mai?”, si chiedeva.

Eppure aveva studiato tutte le regole della grammatica, aveva fatto tutti gli esercizi su quel libro usato da tutti. L’anno prima era anche andata in quella famosa scuola d’inglese pubblicizzata un po’ dappertutto per fare un mese di immersione in un corso superintensivo. C’è da dire che c’erano più italiani che inglesi in quella scuola di lingue e che dopo sei ore al giorno di lezioni (seppure divertenti) si sentiva stanchissima…

Era delusa e frustrata per quello che le era successo quella mattina. Voleva stare da sola per un po’, passeggiare in giro per i vicoli di Tropea. Guardare le vetrine dei negozietti. E proprio mentre camminava, l’attirò, nella vetrina di una delle due librerie che avevano aperto da poco (ed erano una più bella dell’altra: due mondi in cui perdersi negli infiniti mondi offerti dai libri), un’immagine di un uomo che apriva un libro e da lì usciva fuori un mare di colori. Era la copertina di un libro e il titolo era, manco a farlo apposta, “Parla l’inglese magicamente! Speak English Magically!

Dopo averne letto il sottotitolo, era già entrata dentro a chiedere alla giovane e sorridente libraia di poter dare un’occhiata a quel libro che tanto l’aveva colpita. “Quello è il libro scritto da un nostro concittadino”, le disse prontamente Chiara. “Quindi non l’ha scritto un inglese?”, reagi subito Francesca. “Stai tranquilla Francesca, il testo è stato riveduto e corretto da una madrelingua”, la rassicurò la libraia. Cominciò a sfogliarlo e fu colpita anche 01da quelle immagini coloratissime che sembravano dei disegnini fatti da un bambino. Le facevano simpatia.
Si ricordava di quando anche lei li faceva e, qualunque fosse il risultato, ne era orgogliosa (almeno finché non le cominciarono a dire che dovesse fare altro nella vita per guadagnarsi da vivere; ma questa è un’altra storia). Dopo aver scoperto da Chiara che c’erano addirittura 6 ore di materiale audio gratuito registrato da una nota speaker americana, l’acquistò, andò a casa e ne fece subito una foto da postare su Facebook. facebook

Più tardi, dopo averne letto l’introduzione scrisse anche qualcos’altro: “Da oggi in poi userò questo libro per almeno dieci minuti al giorno”. Era un modo per impegnarsi pubblicamente a fare qualcosa che finalmente le avrebbe permesso di parlare l’inglese molto bene. Avrebbe potuto parlare con quel ragazzo americano tanto affascinante (o magari conoscerne altri). Avrebbe potuto aspirare ad un lavoro per cui la lingua inglese era fondamentale. Avrebbe potuto viaggiare e farsi capire. Queste erano le prime cose che le erano venute in mente dopo aver letto la domandaPerché vuoi parlare l’inglese molto bene?” Si sedette e scrisse su un quaderno  tutto quello che le veniva in mente: pensò a tutto quello che significava per lei poter parlare l’inglese molto bene…

facebook2

Quella notte dormì molto profondamente e, mentre sognava, una parte di lei stava lavorando per integrare tutto quello di cui aveva fatto esperienza durante la giornata… la delusione, la vetrina della libreria che l’ha casualmente attirata, il libro che aveva come sottotitolo “Rilassati! Anche tu puoi imparare l’inglese ora!” e la speranza di poter fare qualcosa di divertente e imparare quella lingua che tanto desiderava parlare molto bene… Aveva un impercettibile sorriso sulla faccia: poteva farcela!

Continua? Dipende da te!

Oggi ho fatto qualcosa di diverso del solito… Perché mi piace sperimentare, perché è bello fare qualcosa di nuovo ed è stato un modo carino per cominciare a presentarti il mio nuovo libro. Se questo modo di presentarlo ti piace, fammelo sapere e ti parlerò ancora di Francesca e dei suoi magici viaggi in America con Speak English Magically.

A me non resta che salutarti, dicendoti: relax and enjoy the journey!

Antonio

P.s.: Se non sai bene cos’è Speak English Magically, ti invito a leggere le prime 59 pagine del libro gratuitamente da qui. E se ti piace ciò che leggerai, passa parola: è il solo modo che ho per far conoscere questo corso pensato con in mente proprio te!

P.s.2: Il prezzo del libro è relativamente basso per tutto quello che ti offre… Perché? Nonostante in molti credano nello stereotipo costoso= buono (di cui parla anche Robert Cialdini in “Teoria e pratica della persuasione”) io credo che la cultura debba essere accessibile anche economicamente. Se lo credi anche tu e credi che il libro sia valido, passa parola😉 Grazie mille!

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10 risposte a Una storia per parlare l’inglese magicamente-1

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  9. Francesca ha detto:

    Antonio, si vede che hai studiato tanto e di apprendimento accelerato sei un esperto a livello teorico, ma il libro per quel che riguarda i contenuti vale poco. Ok le suggestioni, ok le storie, ma se poi manca una struttura e dei informazioni pratiche da trasmettere, non vai a parare da nessuna parte. Io ho avuto la fortuna di partecipare ad un corso di suggestopedia ed era tanta roba. 80 ore nelle quali ci siamo divertiti, ci siamo rilassati, ci hanno trasmesso l’atteggiamento giusto, ma abbiamo anche imparato a parlicchiare e scrivacchiare;-))). Dietro il metodo c’era tanta sostanza, le lezioni non erano mai aria fritta. Ti facevano assimilare la grammatica indirettamente, te la facevano praticare, ti davano la possibilità di estendere il tuo vocabolario inconsciamente, anche quando eri fuori. Dal tuo libro mi aspettavo un approccio simile.
    Mi aspettavo che proponessi delle nozioni, delle abilità, delle conoscenze… rese poi “magiche” dal tuo modo di trasmetterle. Invece, nel questo lavoro non l’hai fatto. Non sei partito da, chesso’, un probramma a2 o b1… solo tanto blabla… che ad essere sinceri… cosi divertente non e’:APPALLA.
    Per non parlare dell’ uso STOMACHEVOLE, eccessivo e poco incisivo del milton model…
    si, non parliamone.

    Spero che di questo commento prenderai la parte buona per migliore e presentare un prodotto finalmente valido, un prodotto che un insegnante volendo può far usare ai suoi alunni con orgoglio.

    • Antonio ha detto:

      Cara Francesca, grazie per il commento e per il feedback. Rispetto la tua opinione e la prendo come stimolo per il futuro. Vorrei risponderti dicendo che nel libro Speak English Magically ho fatto del mio meglio per ricreare un’immersione linguistica nella lingua inglese (comprensibile) facendo fare allo studente un viaggio immaginario in giro negli Stati Uniti. Ci sono riuscito? Per quanto riguarda la suggestopedia, l’ho studiata, mi ci sono ispirato, ne ho rispettato alcuni principi, ma il corso non è suggestopedico, almeno non nei termini di Lozanov (anche perché negli ultimi tempi Lozanov evitava totalmente le visualizzazioni). Per quanto riguarda il Milton Model (o il linguaggio ipnotico) è usato solamente all’inizio di ogni lezione per favorire il rilassamento, e mi spiace che in te non abbia avuto l’effetto sperato. Per mia scelta non ho esplicitato nulla di grammatica, ma se usato nei modi suggeriti in how to use this course, sono convinto che il libro possa trasmettere indirettamente molta grammatica. Se dopo aver finito il corso (usandolo nei modi suggeriti), lo studente parlerà meglio l’inglese o se semplicemente si sentirà più sicuro nel parlarlo, per me sarà un grande successo, perché questi erano i miei obiettivi. Ringraziandoti ancora per il commento, ti invito a guardare fino alla fine questo video nel quale spiego i principi che stanno dietro all’approccio di questo e di altri libri che ho creato nel corso degli anni: https://www.youtube.com/watch?v=OCIybDLg-8Q Sarò felice poi di leggere e studiare, con la mente di un principiante, il lavoro che creerai presto anche tu. Un caro saluto e grazie ancora. Antonio

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