Cambia il tuo atteggiamento mentale per parlare meglio in inglese!

Se hai più di venti anni, cosa facevi di bello più o meno venti anni fa?

Com’era il mondo venti anni fa?

Cosa ti piaceva fare di più in quel periodo?

Prenditi un po’ di tempo e riporta alla memoria alcuni ricordi di quel periodo e nel farlo prendi mentalmente nota di come ti senti adesso a ripensarci. Magari riprova a pensare ad una tua giornata tipo di quel periodo. Perché ti faccio queste domande? Lo scoprirai solo continuando a leggere [o ad ascoltare]  fino alla fine;-)

E’ passato un bel po’ di tempo dal mio ultimo articolo, lo so, ma l’estate è un periodo che dedico ad altre attività (purtroppo o per fortuna non alle vacanze). Nel mese di agosto mi dedico a preparare le colazioni e a fare sentire a casa propria (anche se in realtà sono a casa mia) tutti quelli che decidono di venire a trovarmi per passare le proprie vacanze al mare tra Tropea e Capo Vaticano. Il tempo per scrivere e leggere diventa pochino, ma c’è un momento, quello che io chiamo “il momento sacro”, in cui ho la possibilità di dedicarmi alla lettura o all’ascolto di ciò che mi piace. E sai qual è questo momento? Quando ho appena finito di preparare la colazione e aspetto che gli ospiti arrivino a mangiarla e a farci quattro chiacchiere insieme. Ci tengo a precisarlo: quando arrivano gli ospiti per la colazione, sono felicissimo di dare loro la mia piena attenzione. Come ho letto l’anno scorso per la prima volta in un bar a Morano Calabro:

Ghandi-Cliente

“Il cliente è il più importante visitatore dei nostri locali [nella foto c’è scritto “delle nostre assunzioni, ma secondo me “locali” è la traduzione più giusta], colui che non è dipendente da noi. Invece noi dipendiamo da lui. Lui non è un’interruzione nel nostro lavoro. Lui è lo scopo del nostro lavoro. Lui non è un esterno del nostro lavoro. Fa parte di esso. Noi non gli facciamo un favore sevendolo. Lui ci fa un favore dandoci l’opportunità di farlo.”

Se ti interessa leggerlo [o ascoltarlo] in originale, eccolo qui:

“A customer is the most important visitor on our premises. He is not dependent on us. We are dependent on him. He is not an interruption in our work. He is the purpose of it. He is not an outsider in our business. He is part of it. We are not doing him a favor by serving him. He is doing us a favor by giving us an opportunity to do so.”

L’autore di questo brano che hai appena letto [/ascoltato] è il Mahatma Gandhi.

Chiusa questa piccola parentesi, lo scopo di questo mio rimettermi alla scrittura di queste pagine è quello di dirti che uno dei pochissimi libri che ho potuto portare a termine nel mio piacevole momento di attesa è veramente bello. Ne avevo sentito parlare in uno dei pochi blog che seguo saltuariamente – Psicologia neurolinguistica di Gennaro Romagnoli… Incuriosito, sono andato a cercare il libro.  Ma, niente da fare, non si trova più: l’edizione italiana è fuori catalogo. Perciò ho continuato la mia ricerca e l’ho trovato in inglese. Il titolo è Counterclockwise, di Ellen Langer, membro del dipartimento di psicologia ad Arward. Se ci credessi:-), potrei dire che era destino che lo leggessi in inglese, e così ho fatto.

Le due edizioni a confronto

Le due edizioni a confronto

Counterclockwise parte da un esperimento condotto dall’autrice.

Un gruppo di persone anziane viene portato in un centro dove tutto è stato strutturato per far sembrare il posto come se ci si trovasse 20 anni prima (tutto richiamava il 1959). I pazienti vengono anche invitati a parlare degli eventi come se fossero ancora nel 1959. Inoltre, anche se fino a quel giorno erano stati aiutati in tutto, per la settimana dell’esperimento non avrebbero ricevuto alcun aiuto, ma avrebbero dovuto darsi da fare, per esempio portandosi la valigia da soli in camera. Per chi non ha letto il libro questo potrebbe sembrare crudele, ma in realtà le istruzioni date dalla dottoressa erano molto chiare ed umane. Avrebbero avuto tutto il tempo che desideravano per portare la valigia in camera. Quindi, avrebbero potuto fare un passo e fermarsi a riposare, oppure fare qualche metro e poi riposarsi. A poco a poco e con i loro tempi sarebbero arrivati in camera con la loro valigia. Questo è solo qualche esempio di ciò che successe quella settimana. Il resto, insieme a tantissime riflessioni dell’autrice, puoi leggerlo nel libro in inglese (dato che, come ho già scritto, l’edizione italiana è fuori catalogo).
Cosa pensi che sia successo a questo gruppo di persone anziane a cui era stato riportato indietro “l’orologio” di 20 anni?

Sono migliorate tantissimo, sembravano più in salute e più giovanili.

Nelle parole dell’autrice (p. 179 dell’edizione Hodder):

“These improvements were the results of one week spent with a group of strangers. Imagine the possibilities if our culture afforded us a different set of mindsets than we have about old age”.

Che in italiano suona più o meno così:

“Questi miglioramenti furono il risultato di una settimana trascorsa con un gruppo di estranei. Immagina le possibilità se la nostra cultura ci permettesse un atteggiamento mentale diverso rispetto all’avanzare dell’età”.

L’autrice, pur mantenendo una posizione di rispetto per la professione medica (che rispetto pienamente anch’io: ci sono delle volte in cui è davvero meglio andare da un medico invece di fare di testa propria), riesce a spiegare in modo abbastanza chiaro i rischi delle etichette date ai pazienti e delle statistiche a cui molti dottori si affidano. Di questo concetto ho accennato brevemente anche all’interno della sezione dedicata alla scienza dietro Awaken your English: l’hai già letta? In inglese o in italiano?

Ellen Langer - Foto da Internet

Ellen Langer – Foto da Internet

Nel leggere le opinioni della dottoressa Langer, molto spesso supportate da ricerche scientifiche, mi è tornata in mente una storia letta un po’ di tempo prima. E senza dilungarmi, ti saluto raccontandotela. Trai tu le tue conseguenze e magari scrivimi nei commenti, cosa può avere a che fare questo articolo con l‘apprendimento dell’inglese😉

In un ospedale di Utrecht [in Olanda] due pazienti, il cui cognome era Jones e che per combinazione condividevano anche l’iniziale del nome di battesimo (W), erano ricoverati nella stessa stanza in due letti vicini, nel reparto pneumologia. Uno di loro aveva una grave polmonite con una tosse che gli procurava dolore; era inoltre affetto da un’asma bronchiale. L’altro Jones era un fumatore incallito e aveva una grave forma di bronchite; si trovava in ospedale perché quando tossiva sputava sangue e doveva essere sottoposto a una broncoscopia.

Al Jones paziente asmatico, dopo una radiografia, venne diagnosticata una forma progressiva di cancro ai polmoni: la prognosi era terribile, da sei a nove mesi di vita. Al Jones fumatore, fu detto che i suoi sintomi erano dovuti semplicemente a una grave polmonite e gli furono somministrati antibiotici per via endovenosa, oltre alle altre medicine del caso. Quando gli furono comunicate queste notizie, apparve visibilmente sollevato e subito il suo intero quadro fisiologico cominciò a cambiare. Canticchiava e raccontava storielle agli altri pazienti; era così felice perché quando era entrato in ospedale pensava di avere il cancro e aveva rinunciato a ogni speranza, convinto che sarebbe morto. A questo punto smise di fumare e tornò a casa e alla vita di ogni giorno.

L’altro W. Jones non fu così fortunato: dopo aver lottato per anni contro l’asma cronica, si era sentito comunicare la diagnosi di un cancro ai polmoni già metastasizzato e che la fine era vicina. Fu assalito da una profonda depressione, tanto che non voleva più parlare a nessuno. La sua famiglia cercò invano di sollevargli il morale; non riusciva a fargli cambiare quell’umore funereo che anzi, peggiorava ogni giorno di più. Dopo 3 mesi questo W. Jones morì, confermando ancora una volta la bravura dei medici a predire futuro.

Ma la storia non finisce qui. Alcune settimane dopo la morte di W. Jones, per caso uno studente scoprì che c’era stato uno scambio nelle cartelle dei pazienti e così il W. Jones sopravvissuto, che sarebbe già dovuto essere morto di cancro, fu convocato per un’altra radiografia. Con enorme sorpresa di tutti i medici, non vi era più alcuna traccia del cancro ai polmoni; c’era solo una piccola calcificazione laddove avrebbe dovuto  esserci il tumore. W. Jones era completamente guarito e libero da tutti i sintomi. 

Fonte di questa storia: Roy Martina, Equilibrio emozionale, Tecniche nuove.

-Ciao da Antonio

La mappa mentale dell'articolo di oggi

La mappa mentale dell’articolo di oggi

P.s.: Ti ricordi che ho già scritto qualcosa a proposito delle convinzioni e degli effetti placebo e nocebo?

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