Se tu fossi un madrelingua inglese, cosa faresti di diverso?

Se tu fossi un madrelingua inglese, come ti comporteresti? Cosa faresti di diverso da quello che normalmente, da italiano (italiana),  fai?

Ovviamente la domanda che ti ho appena fatto è una piccola provocazione, ma pensaci per un attimo, cosa faresti di diverso che adesso, da italiano (italiana), non fai?

Forse faresti colazione in modo diverso mangiando salsicce e uova di prima mattina, oppure non sapresti più come usare il bidet;-) oppure non faresti nulla di tutto ciò… Ripeto la domanda: cosa faresti proprio tu se fossi un madrelingua inglese?

Qualunque sia la tua risposta, sappi che io ritengo che uno dei modi migliori per imparare qualsiasi cosa e quindi anche una lingua è quello di cominciare a  far finta di essere già la persona che sa fare quella cosa che vuoi imparare. E te ne ho già parlato in alcuni articoli precedenti (come questo e questo, ad esempio, che ti consiglio di leggere o di rileggere prima di andare avanti).

Ma puoi far finta di essere una persona di madrelingua inglese se ancora non sei mai stato esposto alla lingua inglese? E in più, puoi farlo senza metterti nei pasticci?

Puoi tenere i piedi per terra e al tempo stesso fare qualcosa  di coerente con l’idea di assumere una nuova identità, tutta anglofona? E se sì, come?

Un po’ di tempo fa ho letto un libro un po’ particolare… che si intitola “The state of perfection”, scritto dal dr. Joseph Riggio, Phd. Anche se il libro non è scritto proprio per persone che studiano le lingue, l’autore fa alcuni esempi molto utili, che cito qui di seguito.

“After I’ve spent some time with a master, or an artist, or a genius of some kind, I begin to play at what I’ve learned from them myself. At the beginning I know that I can’t do what I’m learning from them like they can yet. Even though I know that I play make believe at what it would be like if I could, but – and this is extremely important – I don’t try to fool myself or other people, I remember that I really can’t do it yet. I tell the people I’m with as well, “I don’t know how to do this thing I’m playing at.” – which helps to keep me and other people from getting into too much trouble. The idea of making believe you can do something before you actually can do it and forgetting that you   really   can’t  do   it   yet   is   just   plain   stupid   –   especially   if   you actually convince yourself that you can do it – in fact it’s downright dangerous.”

Che tradotto in italiano suonerebbe più o meno così:

“Dopo che ho trascorso un po’ di tempo con un maestro, o un artista, oppure un genio di qualche tipo, comincio a giocare io stesso a fare quello che ho imparato da loro. All’inizio so che io non so ancora fare quello che sto imparando da loro nel modo in cui loro ne sono capaci, ma –  e questo è estremamente importante – io non cerco di prendere in giro me stesso o altri, mi ricordo che non riesco ancora a farlo davvero. Infatti dico alla persone con cui sono “ Non so come fare questa cosa a cui sto giocando.” – Il che aiuta me e gli altri dal mettermi in troppi guai. L’idea di far finta che tu sappia fare qualcosa prima che tu la sappia davvero fare e dimenticarti che tu davvero non la sai ancora fare è semplicemente stupida – soprattutto se vuoi convincerti che la sai fare – infatti è proprio pericoloso.”

Non avrei potuto trovare parole migliori per spiegare il concetto: è giustissimo essere positivi, è giustissimo fare finta, ma non bisogna mai cercare di prendere in giro se stessi, bisogna ricordarsi che si è ancora in quel processo che si chiama “apprendere”.

Joseph Riggio continua  dicendo che è  è utile” agire come se” oppure “recitare come se” (to act as if), solo se ci si ricorda che si sta recitando. E fa l’esempio di un attore che interpreta un  pilota d’auto da corsa. Se l’attore si dimenticasse di stare recitando quella parte, potrebbe in alcuni casi creare dei gravi incidenti.

Inoltre, afferma l’autore, è sempre utile un po’ di feedback mentre si “gioca a far finta” di saper fare quelle cose, in modo da poter eventualmente aggiustare il tiro.

Conclude il concetto scrivendo quanto segue:

“If you do that acting for whatever new skill you want to learn for one, two, three, five, ten years, eventually you won’t have to act; you’ll know and have the skills. In that way the learning will have become effortless.”

Che tradotto in italiano suona così:

“Se fai questa recitazione per qualsiasi nuova abilità che vuoi imparare per uno, due, tre, cinque, dieci anni, alla fine non dovrai più far finta; conoscerai e avrai quelle abilità. In quel modo l’apprendimento sarà diventato senza sforzo”.

Subito dopo aver letto questo passaggio in questo libro un po’ particolare (che altro non è che una trascrizione di un seminario che l’autore commenta per spiegare perché dice e fa alcune cose durante il seminario stesso), ho pensato che questo fosse il modo più chiaro di spiegare il concetto dell’interpretare il ruolo di un madrelingua inglese (su cui ho cominciato a scrivere negli articoli precedenti), dei vantaggi e dei possibili svantaggi che ne possono derivare.

Ringraziandoti per aver letto [ascoltato] fino a qui, ti ricordo che negli Stati Uniti o in generale nei paesi anglosassoni,  la colazione è molto più pesante rispetto a quanto mangiamo noi normalmente… E il bidet non viene usato così come da noi in Italia… Forse questi aspetti è meglio tenerli fuori dal tuo ruolo di madrelingua inglese, non credi? O no?

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